Aggiornamenti Ricorsi TAR CBD: Confermata la Sospensione fino a Settembre nell'ultima udienza al TAR

Nota degli Avv. Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio dopo l'udienza del 16 Aprile 2024

Udienza al Tar Lazio per il CBD, 16 aprile 2024: si continua a lottare per la vittoria

Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti, quali avvocati di fiducia nominati da Canapa Sativa Italia per impugnare il decreto del Ministero della Salute che ha inserito il CBD nella tabella B dei medicinali (qualificandola quale droga d’abuso), si sono recati in udienza in data 16 aprile 2024.

L’udienza è stata fissata per discutere il merito della questione assieme ad altre aziende ricorrenti, ovvero Sviluppo S.r.l., Hempanda e Jazz Healthcare Italy S.r.l.

Tuttavia, la difesa del Ministero della Salute aveva chiesto di rinviare l’udienza al 24 settembre 2024 in attesa che il Consiglio Superiore della Sanità e l’Istituto Superiore Sanità completassero l’istruttoria assegnata, ovvero l’elaborazione di un parere che desse conto delle fonti scientifiche a sostegno della richiesta di inserimento, posto che la difesa di Canapa Sativa Italia ha censurato la totale assenza di qualsivoglia giustificazione tecnica che desse conto del motivo scientifico a mente del quale il CBD dovrebbe essere considerata una droga d’abuso anziché un semplice composto farmacologicamente attivo.

Detto ciò, in aula, i legali Simonetti e Miglio di Canapa Sativa Italia hanno espressamente criticato la richiesta di rinvio dell’udienza al 24 settembre 2024, in attesa del completamento dell’istruttoria: la censura difensiva sta nel fatto che il Ministero non può emanare un decreto illegittimo per poi aggiustare il tiro in corso di processo e chiedere un parere che metta riparo alle gravi lacune delle quali è portatore.

E la grave ed incolmabile lacuna è che, come spiegano gli avvocati Miglio e Simonetti, il CBD non è stato mai considerato una droga d’abuso, da nessuna fonte scientifica e, se il ricorso degli avvocati e di Canapa Sativa Italia andrà a buon fine, sarà un vero successo! Il Tar Lazio, per precauzione, ha deciso di rinviare in attesa di ricevere il parere dell’ente.

Vi aggiorniamo, come sempre, sul prosieguo.

Un Quadro delle Azioni Legali intraprese

L’impegno legale per la classificazione del cannabidiolo (CBD) come sostanza non stupefacente ha visto un’intensificazione degli sforzi grazie all’intervento di ICI – Imprenditori Canapa Italia, i quali hanno guidato il primo ricorso contro il decreto del 7 agosto 2023. Questo decreto aveva revocato uno precedente che posticipava l’attuazione di nuove normative sulle sostanze controllate, inclusa la classificazione del CBD. Considerando l’importanza e l’urgenza di una risposta politica e legale coordinata, è stata riconosciuta la necessità di moltiplicare gli sforzi attraverso ulteriori ricorsi. 

Canapa Sativa Italia ha quindi preso il comando di un gruppo di aziende che hanno presentato ricorsi multipli. Questo sforzo congiunto mira a revocare il decreto del 7 agosto 2023 che ha modificato le normative sulle sostanze controllate. Dopo ICI – Imprenditori Canapa Italia che ha avviato il primo ricorso, l’intervento ulteriore di altre aziende, sotto la guida di Canapa Sativa Italia, sottolinea la loro determinazione collettiva a cercare una sospensione immediata del decreto, enfatizzando la necessità di una revisione scientificamente accurata e giustificata. Canapa Sativa Italia e le aziende che rappresenta, insieme agli ulteriori ricorsi di Sviluppo S.r.l., Hempanda e Jazz Healthcare Italy S.r.l., si sono quindi mobilitate, supportando e partecipando attivamente alla lotta legale per garantire un trattamento giusto e scientificamente fondato del CBD, enfatizzando la necessità di una sospensione efficace del decreto come misura cautelare immediata mentre si attende una valutazione più approfondita e giustificata

L‘illegittimità del decreto sulla classificazione del CBD come droga d’abuso dovrebbe essere dichiarata sulla base dell’assenza di prove scientifiche concrete al momento della sua implementazione, ricordano gli avvocati, senza dipendere da valutazioni postume che tentano di sostenerne la validità. Questa posizione sottolinea la necessità di basare le decisioni legislative e regolatorie su dati e ricerche esistenti e solidi al momento della loro adozione.

Implicazioni degli Aspetti Legali

“Il Ministero non può emanare un decreto illegittimo per poi aggiustare il tiro in corso di processo e chiedere un parere che metta riparo alle gravi lacune delle quali è portatore” – sostengono gli avvocati criticando il tentativo del Ministero di legittimare retroattivamente la classificazione con nuovi studi.

Nel complesso legale che riguarda il cannabidiolo (CBD) in Italia, Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti rappresentano Canapa Sativa Italia, una delle voci principali contro la recente decisione del Ministero della Salute di classificare il CBD come una droga d’abuso. Insieme alle aziende Sviluppo S.r.l., Hempanda e Jazz Healthcare Italy S.r.l., hanno impugnato il decreto ministeriale, cercando di ribaltarne gli effetti attraverso un processo legale. Questo gruppo di difensori legali e aziende sostiene che la classificazione non solo è infondata, ma anche dannosa per il settore.

La richiesta di rinvio dell’udienza al 24 settembre 2024, avanzata dal MinSal, ha posto ulteriori tensioni sul dibattito con il Ministero che ha chiesto più tempo per ricevere pareri dal Consiglio Superiore della Sanità e dall’Istituto Superiore di Sanità. Tuttavia, questa mossa è stata interpretata dagli avvocati Miglio e Simonetti come un tentativo di guadagnare tempo e potenzialmente manipolare l’opinione pubblica o l’orientamento scientifico a favore della nuova classificazione del CBD. I legali insistono sulla necessità di un processo trasparente e fondato su basi scientifiche solide, anziché su ritardi burocratici che potrebbero favorire un esito pregiudizievole per gli interessi delle aziende coinvolte e dei consumatori di CBD.

Questo caso mette in luce la complessità delle questioni legali e normative legate alla classificazione delle sostanze e all’impatto di tali decisioni sulle industrie emergenti e sulla percezione pubblica.

 La sfida legale contro il decreto del Ministero della Salute è cruciale per il futuro del settore della canapa in Italia e potrebbe stabilire un precedente significativo per come sostanze come il CBD vengono regolamentate e percepite nel paese.

Implicazioni Scientifiche e di Salute Pubblica

La totale assenza di qualsivoglia giustificazione tecnica che desse conto del motivo scientifico a mente del quale il CBD dovrebbe essere considerata una droga d’abuso anziché un semplice composto farmacologicamente attivo”dichiarano gli avvocati Lorenzo Simonetti e Claudio Miglio

Nella sfida legale contro la classificazione del CBD come droga d’abuso, una delle principali argomentazioni presentate da Canapa Sativa Italia e le aziende alleate riguarda l’assenza di una solida base scientifica a supporto del decreto del Ministero della Salute. I legali Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti, insieme alle aziende Sviluppo S.r.l., Hempanda e Jazz Healthcare Italy S.r.l., hanno evidenziato come non esistano evidenze che classifichino il CBD, un componente non psicoattivo derivato dalla cannabis, come una sostanza abusiva o pericolosa. Al contrario, molteplici studi internazionali hanno riconosciuto i benefici terapeutici del CBD, evidenziando le sue potenzialità nel trattamento di varie condizioni mediche senza gli effetti inebrianti tipici di altre sostanze derivate dalla cannabis, come il THC.

Questa discrepanza tra la decisione ministeriale e il corpus scientifico internazionale ha sollevato questioni non solo legali ma anche etiche e scientifiche. Il richiamo alla necessità di basare le leggi su prove concrete e non su percezioni obsolete o errate è stato un fulcro della contestazione. Gli avvocati hanno quindi richiesto che le decisioni future si basino su ricerche aggiornate e revisioni scientifiche, piuttosto che su politiche influenzate da stigma o misconoscimenti.

In questo contesto, la battaglia legale assume anche una dimensione di salute pubblica, poiché la classificazione attuale potrebbe limitare l’accesso a trattamenti basati sul CBD per pazienti che ne trarrebbero beneficio. Inoltre, questa situazione solleva preoccupazioni riguardo le potenziali implicazioni per la ricerca futura sul CBD e altri cannabinoidi, potenzialmente ostacolando lo sviluppo di nuove applicazioni terapeutiche.

Infine, la decisione di rinviare l’udienza da parte del TAR Lazio, in attesa di ulteriori pareri da enti scientifici nazionali, dimostra una cautela giudiziaria che potrebbe essere vista sia come una misura dilatoria sia come un tentativo di assicurare una decisione ben informata e riflessiva. Tuttavia, questa attesa genera un limbo normativo che impatta i produttori, i consumatori e i professionisti della salute, evidenziando ulteriormente la necessità di una chiara definizione normativa basata su fondamenti scientifici solidi e condivisi.

“Il CBD non è stato mai considerato una droga d’abuso, da nessuna fonte scientifica” – Viene ribadita dagli avvocati la posizione che non esiste supporto scientifico per la classificazione del CBD come droga d’abuso.

Impatti e Prospettive della Classificazione del CBD in Italia

Risvolti Economici

La classificazione del CBD come droga d’abuso implica significative ripercussioni economiche per il settore della canapa in Italia. Le aziende che producono e commercializzano prodotti a base di CBD potrebbero vedere un’interruzione delle loro operazioni, con potenziali perdite economiche dovute alla restrizione delle vendite e alla possibile stigmatizzazione del prodotto. Inoltre, il decreto potrebbe disincentivare gli investimenti in un settore che fino a poco tempo fa era considerato emergente e in forte crescita, limitando così lo sviluppo di nuove tecnologie e l’espansione di mercati relativi al CBD.

Ripercussioni Sociali

La decisione di classificare il CBD come droga d’abuso può avere un impatto notevole sulla percezione pubblica di questa sostanza. Questo potrebbe portare a una comprensione errata delle sue effettive proprietà e benefici, influenzando negativamente l’opinione pubblica e potenzialmente aumentando la resistenza all’utilizzo del CBD anche per applicazioni medicinali e terapeutiche legittime. Questo cambiamento di percezione potrebbe rallentare il progresso nella ricerca medica e nelle applicazioni terapeutiche del CBD.

Comparazioni Internazionali

Esaminare come il CBD è regolato in altre giurisdizioni può fornire una prospettiva cruciale per il contesto italiano. Molti paesi hanno adottato approcci più progressisti verso il CBD, riconoscendone i benefici senza attribuirgli lo status di droga d’abuso. Queste comparazioni internazionali possono offrire spunti su come le politiche possono evolversi in maniera più informata e basata su evidenze, possibilmente influenzando le future decisioni normative in Italia verso una regolamentazione più equilibrata e scientificamente fondata del CBD.

Conclusioni

L’intera vicenda legale attorno alla classificazione del CBD come droga d’abuso riflette una sfida significativa sia sul fronte normativo che su quello scientifico e sociale. 

La lotta di Canapa Sativa Italia e delle altre aziende coinvolte, rappresentata abilmente dagli avvocati Claudio Miglio e Lorenzo Simonetti, sottolinea una resistenza critica contro un decreto che molti ritengono infondato e potenzialmente dannoso per un settore in crescita. Questo caso non solo ha catalizzato un dibattito nazionale sulla regolamentazione delle sostanze, ma potrebbe anche avere un impatto duraturo su come vengono formulate le politiche sulla canapa in Italia e su come la comunità scientifica e il pubblico percepiscono il CBD e altri cannabinoidi.

L’insistenza su decisioni basate su prove solide e non su convinzioni antiquate è fondamentale per garantire che le normative rispecchino l’attuale comprensione scientifica e rispondano adeguatamente alle necessità pubbliche e di mercato. La decisione di rinviare l’udienza mostra la cautela del TAR Lazio, ma anche l’urgente necessità di una risoluzione chiara e fondata scientificamente, che possa guidare il futuro della cannabis medica e non solo in Italia. Nel contesto più ampio, questo caso segnala l’importanza di un dialogo continuo tra i legislatori, gli esperti scientifici e le comunità imprenditoriali per sviluppare politiche che siano sia giuste che efficaci.

Convenzione

Si ricorda inoltre la convenzione stipulata dall’associazione con lo Studio Legale Simonetti Miglio che garantisce condizioni di favore e piena collaborazione per la risoluzione di tutte le eventuali controversie.

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