Problemi con i Test Salivari per il THC

L’introduzione dei test salivari per il THC, attualmente utilizzati con il principio della “tolleranza zero”, presenta molte criticità. Come sottolineato nell’approfondimento di Ruggero Amato, questi test non sono completamente affidabili. Ad esempio, i livelli di THC possono rimanere nel sangue di fumatori abituali anche dopo 24 ore di astinenza, e tracce possono essere rilevate fino a sei giorni dopo l’uso. Inoltre, i test salivari possono dare risultati positivi a partire da concentrazioni molto basse, spesso non rappresentative di un rischio concreto per la sicurezza stradale.

L’Associazione Canapa Sativa Italia

L’Associazione Canapa Sativa Italia rimane impegnata a promuovere una legislazione basata su evidenze scientifiche, distinguendo chiaramente tra cannabis stupefacente e non stupefacente, proteggendo così sia i consumatori che i produttori.

 

Attendibilità del Test Salivare

Il test rapido di identificazione salivare di THC, attualmente utilizzato in Italia con il principio di “tolleranza 0”, non risulta ad oggi un metodo attendibile di indagine soprattutto se identificato come unico metodo.

Problema della Tolleranza Zero

Il primo, sostanziale, problema della tolleranza zero è che non ha alcun legame con la sicurezza stradale; è ormai scientificamente comprovato che valori (ematici) fino a 5 ng/ml possono essere trovati in sangue di fumatori abituali (come chi usa cannabis medica) anche a seguito di 24 ore di astinenza, mentre tracce (2 ng/ml) di THC possono essere evidenziate fino a 6 giorni dopo aver fumato (si consiglia Peng WY et al, 2020 – Yuan Wei Peng, Ediriweera Desapriya, Herbert Chan, Jeffrey R Brubacher, “Residual blood THC levels in frequent cannabis users after over four hours of abstinence: A systematic review.”, Drug and Alcohol Dependence, Volume 216, 2020, 108177, ISSN 0376-8716, link). Benchè questi dati non siano riferiti alle concentrazioni salivari di THC rendono un’idea abbastanza chiara di quanto possano essere poco attendibili, in riferimento alle capacità psicofisiche di guida, i test relativi alle concentrazioni dei cannabinoidi.

Sensibilità dei Test Salivari

A questo bisogna aggiungere che il test salivare dà un risultato positivo a partire da concentrazioni salivari molto basse (12 ng/ml se si utilizza SCREEN CUP 1-10-S), tenendo conto che i test salivari dimostrano fino al 25.5% di sensibilità (con cut-off di 100 ng/ml, sensibilità che sale al 75,7% con cut-off a 5 ng/ml) per concentrazioni di THC ematico di 2 ng/ml (che ricordiamo essere un valore più basso di quello che potrebbe alterare le condizioni psicofisiche alla guida come una concentrazione di alcol di 5‰) (M.B. Robertson, A. Li, Y. Yuan, A. Jiang, H. Gjerde, J.A. Staples, J.R. Brubacher, Correlation between oral fluid and blood THC concentration: A systematic review and discussion of policy implications, Accident Analysis & Prevention, Volume 173, 2022, 106694, ISSN 0001-4575, link), pare chiaro che i test potrebbero dare positività anche in casi in cui la condizione psicofisica del soggetto sia idonea alla guida.

Impatti dei Fumatori Passivi

A questa osservazione si aggiunge che livelli di THC ematico di 1,3-6,3 ng/ml sono rilevabili in non fumatori che abbiano frequentato ambienti dove altri soggetti stanno consumando cannabis, il che attribuirebbe una colpa sostanzialmente inesistente ad un innocente (Mørland J, Bugge A, Skuterud B, Steen A, Wethe GH, Kjeldsen T. Cannabinoids in blood and urine after passive inhalation of Cannabis smoke. J Forensic Sci. 1985 Oct;30(4):997-1002. PMID: 2999292.).

Falsi Positivi

Ancora, i soggetti “fumatori passivi” potrebbero risultare positivi e con concentrazioni relativamente alte (26 ng/ml, il cutoff più basso dei test salivari è 12 ng/ml) solo per aver condiviso l’ambiente con dei fumatori (Niedbala S, Kardos K, Salamone S, Fritch D, Bronsgeest M, Cone EJ. Passive cannabis smoke exposure and oral fluid testing. J Anal Toxicol. 2004 Oct;28(7):546-52. doi: 10.1093/jat/28.7.546. PMID: 15516313.).

Conclusioni

La conclusione è, dunque, relativamente semplice: il test salivare può rappresentare un indizio tangibile di un eventuale consumo (che tuttavia potrebbe essere passivo) di THC, ma allo stato attuale non risulta rappresentativo né di un rischio stradale concreto (dato che le condizioni psicofisiche potrebbero non essere alterate in caso di positività salivare) né di un consumo recente. Dati questi presupposti CSI si augura che la ricerca in campo analitico prosegua, in modo da fornire mezzi precisi ed attendibili di rilevazione e quantificazione dei cannabinoidi che permettano di evitare inutili spese per lo Stato e perdite di tempo per i cittadini.

 

E Il consumo di cannabis light?

L’Associazione Canapa Sativa Italia e il Consumo di Cannabis Light

Oggi, la cannabis light è legale in Italia, ma solo per uso ornamentale e decorativo. Tuttavia, il crescente interesse per il consumo di cannabis light ha portato a numerosi studi scientifici per comprendere meglio i suoi effetti e le sue implicazioni.

Lo Studio sulla Cannabis Light e i Suoi Effetti

Uno studio importante, intitolato “Consumo di cannabis light in un campione di giovani adulti: dati preliminari di farmacocinetica e valutazione dell’alterazione psicomotoria”, ha esaminato gli effetti della cannabis light su diciotto giovani adulti sani. Questo studio, pubblicato su Forensic Science International, ha dimostrato che il consumo di cannabis light, con un contenuto di THC dello 0,41% e di CBD del 12,41%, non compromette significativamente le capacità psicomotorie e cognitive dei partecipanti.

Dati Preliminari di Farmacocinetica

I partecipanti hanno fumato tre sigarette pre-rollate contenenti 400 mg di infiorescenze di cannabis light. Le analisi del sangue hanno rivelato che solo quattro individui avevano livelli di THC superiori a 2 ng/ml, senza alcuna compromissione delle loro funzioni psicomotorie. Questi risultati sono stati ottenuti monitorando i livelli ematici di THC e CBD e valutando le prestazioni psicomotorie prima e dopo il consumo.

Conclusioni dello Studio

I dati indicano che il consumo di cannabis light, anche in quantità elevate, non provoca alterazioni significative nelle funzioni psicomotorie. Questo sfida molte concezioni preesistenti sull’effetto della cannabis light, sottolineando la necessità di considerare queste informazioni nei dibattiti pubblici e legislativi.

 

La guida sotto l’effetto di cannabis: una panoramica giuridica

L’uso di cannabis per scopi ricreativi è legale in alcuni Paesi come il Canada e molti Stati degli USA, mentre in altri è soggetto a sanzioni amministrative o penali. Tuttavia, un aspetto comune a livello globale è la penalizzazione della guida sotto l’effetto di cannabis.

Elementi oggettivi e soggettivi

La guida sotto l’influenza di cannabis viene valutata su due piani: l’elemento oggettivo, ovvero il risultato positivo ai test di sostanze, e l’elemento soggettivo, che riguarda il comportamento e le condizioni del conducente al momento del controllo. La cannabis contiene oltre 400 composti, tra cui THC e CBD, che hanno effetti diversi sul sistema nervoso centrale e sul sistema immunitario.

Tracce di THC possono essere rilevate nel sangue fino a 7 giorni dopo l’assunzione, nelle urine fino a 30 giorni, e nei capelli per mesi. Questi intervalli variano in base alla modalità, qualità e quantità di consumo, nonché alle caratteristiche individuali del consumatore.

Implicazioni legali della guida sotto effetto di cannabis

L’elemento oggettivo si basa sulla positività ai test, ma non sempre indica una compromissione attuale delle capacità di guida. Studi dimostrano che i livelli di THC nel sangue diminuiscono rapidamente dopo l’assunzione, rendendo difficile stabilire una soglia precisa per l’effetto psicotropo al momento della guida.

Per configurare il reato di guida sotto effetto di stupefacenti, è necessario che il conducente mostri segni evidenti di alterazione psicofisica. La semplice positività ai test non è sufficiente senza l’evidenza di una compromissione delle capacità di guida. Questo principio è stato confermato da diverse sentenze della Cassazione.

Procedimenti amministrativi e patente di guida

In ambito amministrativo, la positività alla cannabis comporta la sospensione cautelare della patente e la necessità di un esame medico per verificare l’idoneità alla guida. Questo processo può creare disagi significativi, poiché il conducente deve dimostrare la negatività agli stupefacenti, spesso attraverso test tricologici.

Formazione e informazione

È cruciale una corretta formazione per le forze dell’ordine e un’adeguata educazione per i consumatori di cannabis, simile a quella sviluppata per l’alcol. Gli agenti devono essere in grado di valutare correttamente le condizioni del conducente, mentre i consumatori devono essere consapevoli dei loro stati psicofisici prima di mettersi alla guida.

Approfondimento dell’Avvocato Giacomo Bulleri

Un ulteriore approfondimento dell’avvocato Giacomo Bulleri sottolinea come le implicazioni legali della guida sotto l’effetto di cannabis siano complesse e varino notevolmente tra diversi ordinamenti giuridici.

Varie Regolamentazioni Internazionali: Bulleri evidenzia che, mentre alcuni Paesi come il Canada e molti Stati degli USA hanno legalizzato l’uso ricreativo della cannabis, in altri Paesi, il possesso per consumo personale è sanzionato a livello amministrativo o addirittura penalmente. La guida sotto l’effetto di cannabis, tuttavia, è generalmente sanzionata in ambito penale e amministrativo in quasi tutte le giurisdizioni, indipendentemente dal livello di legalizzazione del consumo.

Necessità di una Valutazione Approfondita: La sua analisi suggerisce che la semplice presenza di THC nel sangue non sia sufficiente a dimostrare l’influenza attuale della sostanza sulla capacità di guida del soggetto. Per un’accurata valutazione legale, è essenziale considerare anche l’elemento soggettivo, ovvero il comportamento del conducente al momento dell’accertamento. Questo implica che, oltre ai risultati analitici, devono essere valutati anche lo stato psicofisico del conducente e le circostanze del controllo

 

FAQ sui Test Salivari per THC e CBD

1. Cos’è un test salivare per il THC? Un test salivare per il THC è un metodo di rilevazione che utilizza un campione di saliva per identificare la presenza di tetraidrocannabinolo (THC), il principale composto psicoattivo della cannabis.
2. Come funziona il test salivare per il THC? Il test salivare per il THC prevede l’uso di un tampone per raccogliere un campione di saliva, che viene poi analizzato per rilevare la presenza di THC. Questo processo può essere effettuato sul posto o in un laboratorio.
3. Qual è il principio di “tolleranza zero” nei test salivari per il THC? Il principio di “tolleranza zero” significa che qualsiasi traccia di THC rilevata nel test salivare è considerata sufficiente per sanzionare il conducente, indipendentemente dalla quantità.
4. Quali sono i limiti di rilevazione dei test salivari per il THC? I test salivari per il THC possono dare risultati positivi a partire da concentrazioni molto basse, come 12 ng/ml. La sensibilità varia, con una sensibilità del 25,5% a un cut-off di 100 ng/ml e del 75,7% a un cut-off di 5 ng/ml.
5. Perché il test salivare per il THC non è sempre affidabile? Il test salivare per il THC può dare risultati positivi anche quando le condizioni psicofisiche del soggetto sono idonee alla guida. Valori di THC possono essere trovati nel sangue di fumatori abituali anche dopo 24 ore di astinenza e tracce di THC possono essere rilevate fino a sei giorni dopo l’uso.
6. Cosa significa un risultato positivo nel test salivare per il THC? Un risultato positivo nel test salivare per il THC indica la presenza di THC nella saliva, ma non necessariamente significa che il soggetto sia sotto l’influenza della cannabis al momento del test.
7. I non fumatori possono risultare positivi ai test salivari per il THC? Sì, livelli di THC possono essere rilevati nei non fumatori che hanno frequentato ambienti dove altri stanno consumando cannabis, portando a possibili falsi positivi.
8. Quali sono le implicazioni per i fumatori passivi nei test salivari per il THC? I fumatori passivi possono risultare positivi con concentrazioni relativamente alte solo per aver condiviso l’ambiente con fumatori attivi, il che può attribuire una colpa inesistente a individui innocenti.
9. Quali sono le alternative ai test salivari per il THC? Le alternative ai test salivari per il THC includono test del sangue e delle urine, che possono fornire un quadro più accurato del consumo di THC nel tempo.
10. Qual è l’attendibilità dei test salivari per il CBD? I test salivari per il CBD sono meno comuni poiché il CBD non ha effetti psicoattivi. Tuttavia, possono essere utilizzati per rilevare la presenza di CBD nei prodotti e nei consumatori.
11. Come vengono utilizzati i test salivari per il THC nei controlli stradali? Nei controlli stradali, i test salivari per il THC vengono utilizzati per verificare la presenza di THC nei conducenti, in conformità con le normative sulla tolleranza zero.
12. Quali sono le criticità dei test salivari per il THC nei controlli stradali? Le criticità includono la possibilità di falsi positivi, la rilevazione di THC in fumatori passivi e l’incapacità di distinguere tra consumo recente e passato.
13. Quali sono le raccomandazioni per migliorare i test salivari per il THC? Le raccomandazioni includono l’uso di test complementari, come quelli del sangue, e l’aggiornamento delle soglie di rilevazione per migliorare l’accuratezza e ridurre i falsi positivi.
14. Cosa fare se si risulta positivi a un test salivare per il THC? Se si risulta positivi a un test salivare per il THC, è consigliabile richiedere un secondo test più accurato e considerare di consultare un avvocato specializzato in legislazione sulle sostanze stupefacenti.
15. Quali sono i tempi di rilevazione del THC nei test salivari? I tempi di rilevazione del THC nei test salivari variano, ma il THC può essere rilevato nella saliva fino a 24-48 ore dopo l’uso nei consumatori occasionali e fino a sei giorni nei consumatori abituali.
16. Quali sono le normative italiane sui test salivari per il THC? Le normative italiane prevedono l’uso dei test salivari per il THC nei controlli stradali, con il principio della tolleranza zero per qualsiasi traccia rilevata.
17. Come si confrontano i test salivari per il THC con quelli di altri paesi? Le normative e le soglie di rilevazione dei test salivari per il THC variano tra i paesi. Alcuni paesi adottano soglie più elevate o richiedono test complementari per confermare i risultati positivi.
18. Quali sono le considerazioni scientifiche sui test salivari per il THC? Le considerazioni scientifiche includono l’affidabilità dei test, la variabilità individuale nella metabolizzazione del THC e l’impatto dei falsi positivi sui risultati dei test.
19. Come influiscono i test salivari per il THC sulle decisioni legislative? I test salivari per il THC influenzano le decisioni legislative sulla regolamentazione del consumo di cannabis e sulla sicurezza stradale, contribuendo a definire le soglie di tolleranza e le sanzioni.
20. Quali sono le prospettive future per i test salivari per il THC? Le prospettive future includono miglioramenti tecnologici per aumentare l’accuratezza dei test, aggiornamenti delle normative basati su nuove ricerche scientifiche e una maggiore armonizzazione delle soglie di rilevazione a livello internazionale.

Autore: Dott. Ruggero Amato

Il dottor Ruggero Amato è un Medico Veterinario libero professionista e ricercatore che collabora con l’Università degli Studi Federico II di Napoli, la Columbia University of New York e il CNR. Specializzato in cannabis e medicina veterinaria, è l'unico ricercatore in Europa a lavorare con varietà botaniche ad alto titolo di CBD e con estratti full/broad-spectrum in animali da allevamento per migliorare la loro qualità della vita e produttività. Ha sviluppato linee di prodotti veterinari combinando cannabinoidi e terpeni, offrendo consulenza aziendale per la progettazione di strutture di produzione. Media i rapporti tra aziende e enti di ricerca per dimostrare l'efficacia dei prodotti e dal 2024 fa parte del Comitato Tecnico Scientifico di Canapa Sativa Italia.

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Canapa Sativa Italia (C.S.I.) è l’associazione nazionale che unisce tutti gli operatori del settore della canapa dal mondo agricolo alla trasformazione fino alla distribuzione su tutto il territorio nazionale. Sui social network già dal 2014 grazie all’unione di numerosi operatori di tutti i comparti della filiera, ha trovato concretezza quattro anni dopo -il 15 luglio 2018- diventando una realtà totalmente rappresentativa del settore: dai coltivatori ai commercianti, dai trasformatori al comparto analitico fino ai tecnici legali e ai professionisti delle attività collegate, oggi Canapa Sativa Italia conta un numero sempre crescente di realtà che si impegnano nella cooperazione e nello sviluppo del settore.

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